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Triglia alla ligure rivisitata
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Foto di Triglia alla ligure rivisitata

Triglia alla ligure rivisitata

Tony Mazzanobile
Tony Mazzanobile @tonyliebt_kocht

La triglia è considerata sin dall’antichità una delle specie marine più pregiate, alla triglia venivano attribuite proprietà erotizzanti sia per la carne rosata che per il profumo, il quale pare togliesse ogni inibizione.
Chiamata “mullus” dai Latini, era un pesce pagato caro perché il suo fegato era usato sia quale medicamento che come prelibatezza.
Marziale affermava che questa specie non passava le due libbre, mentre Seneca sosteneva che l’imperatore Tiberio ebbe in dono da Ottavio una triglia del peso di quattro libbre.
Plinio racconta che nel suo secolo vi erano uomini ghiottissimi di questo alimento consacrato a Diana dea della caccia e della luna.
Secondo Giovenale un certo Crispino arrivò a pagare seimila sesterzi una triglia di sei libbre, valore pari all’acquisto della proprietà di un campo.
Ancora nel XVII sec. alle triglie erano attribuiti poteri afrodisiaci, come testimonierebbe Baldassare Pisanelli, secondo il quale questi pesci toglievano le magie negative, e se affogati nel vino rendevano l’uomo impotente e la donna sterile.
Secondo un’errata credenza popolare la triglia avrebbe questo nome perché si riprodurrebbe tre volte all’anno (vero uno sola volta tra aprile e agosto).
Considerata in genere uno dei pesci più pregiati, la triglia è consumata dagli amatori cotta senza essere sventrata, cioè con tutte le interiora, e per questa ragione è considerata la “beccaccia di mare”.

La triglia è considerata sin dall’antichità una delle specie marine più pregiate, alla triglia venivano attribuite proprietà erotizzanti sia per la carne rosata che per il profumo, il quale pare togliesse ogni inibizione.
Chiamata “mullus” dai Latini, era un pesce pagato caro perché il suo fegato era usato sia quale medicamento che come prelibatezza.
Marziale affermava che questa specie non passava le due libbre, mentre Seneca sosteneva che l’imperatore Tiberio ebbe in dono da Ottavio una triglia del peso di quattro libbre.
Plinio racconta che nel suo secolo vi erano uomini ghiottissimi di questo alimento consacrato a Diana dea della caccia e della luna.
Secondo Giovenale un certo Crispino arrivò a pagare seimila sesterzi una triglia di sei libbre, valore pari all’acquisto della proprietà di un campo.
Ancora nel XVII sec. alle triglie erano attribuiti poteri afrodisiaci, come testimonierebbe Baldassare Pisanelli, secondo il quale questi pesci toglievano le magie negative, e se affogati nel vino rendevano l’uomo impotente e la donna sterile.
Secondo un’errata credenza popolare la triglia avrebbe questo nome perché si riprodurrebbe tre volte all’anno (vero uno sola volta tra aprile e agosto).
Considerata in genere uno dei pesci più pregiati, la triglia è consumata dagli amatori cotta senza essere sventrata, cioè con tutte le interiora, e per questa ragione è considerata la “beccaccia di mare”.

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Triglia alla ligure rivisitata

Tony Mazzanobile
Tony Mazzanobile @tonyliebt_kocht

La triglia è considerata sin dall’antichità una delle specie marine più pregiate, alla triglia venivano attribuite proprietà erotizzanti sia per la carne rosata che per il profumo, il quale pare togliesse ogni inibizione.
Chiamata “mullus” dai Latini, era un pesce pagato caro perché il suo fegato era usato sia quale medicamento che come prelibatezza.
Marziale affermava che questa specie non passava le due libbre, mentre Seneca sosteneva che l’imperatore Tiberio ebbe in dono da Ottavio una triglia del peso di quattro libbre.
Plinio racconta che nel suo secolo vi erano uomini ghiottissimi di questo alimento consacrato a Diana dea della caccia e della luna.
Secondo Giovenale un certo Crispino arrivò a pagare seimila sesterzi una triglia di sei libbre, valore pari all’acquisto della proprietà di un campo.
Ancora nel XVII sec. alle triglie erano attribuiti poteri afrodisiaci, come testimonierebbe Baldassare Pisanelli, secondo il quale questi pesci toglievano le magie negative, e se affogati nel vino rendevano l’uomo impotente e la donna sterile.
Secondo un’errata credenza popolare la triglia avrebbe questo nome perché si riprodurrebbe tre volte all’anno (vero uno sola volta tra aprile e agosto).
Considerata in genere uno dei pesci più pregiati, la triglia è consumata dagli amatori cotta senza essere sventrata, cioè con tutte le interiora, e per questa ragione è considerata la “beccaccia di mare”.

La triglia è considerata sin dall’antichità una delle specie marine più pregiate, alla triglia venivano attribuite proprietà erotizzanti sia per la carne rosata che per il profumo, il quale pare togliesse ogni inibizione.
Chiamata “mullus” dai Latini, era un pesce pagato caro perché il suo fegato era usato sia quale medicamento che come prelibatezza.
Marziale affermava che questa specie non passava le due libbre, mentre Seneca sosteneva che l’imperatore Tiberio ebbe in dono da Ottavio una triglia del peso di quattro libbre.
Plinio racconta che nel suo secolo vi erano uomini ghiottissimi di questo alimento consacrato a Diana dea della caccia e della luna.
Secondo Giovenale un certo Crispino arrivò a pagare seimila sesterzi una triglia di sei libbre, valore pari all’acquisto della proprietà di un campo.
Ancora nel XVII sec. alle triglie erano attribuiti poteri afrodisiaci, come testimonierebbe Baldassare Pisanelli, secondo il quale questi pesci toglievano le magie negative, e se affogati nel vino rendevano l’uomo impotente e la donna sterile.
Secondo un’errata credenza popolare la triglia avrebbe questo nome perché si riprodurrebbe tre volte all’anno (vero uno sola volta tra aprile e agosto).
Considerata in genere uno dei pesci più pregiati, la triglia è consumata dagli amatori cotta senza essere sventrata, cioè con tutte le interiora, e per questa ragione è considerata la “beccaccia di mare”.

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Ingredienti

x4 persone
  1. 4triglie da scoglio
  2. q.bbrodo di pesce
  3. 1 spicchiod'aglio
  4. 1acciuga dissalata (o 2/3 sott'olio)
  5. 1peperoncino rosso (o secco frantumato)
  6. q.bcapperi dissalati
  7. 500 grpomodoro datterino
  8. q.borigano secco
  9. q.bolio evo
  10. q.bprezzemolo tritato
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Istruzioni per cucinare

  1. 1

    Cominciamo col tagliare i datterini a metà in lunghezza e condire con olio e sale. Mettiamo da parte.

    Foto del passaggio 1 della ricetta Triglia alla ligure rivisitata
  2. 2

    Ora dopo aver pulito le triglie, eviscerate e tolto anche la testa, proteggete le code con foglio di alluminio. In una padella, ricoperta da foglio di carta forno spennellata con olio, adagiate le triglie. Spennellate la superficie con olio e unite un rametto di rosmarino. Poi coprite la padella con un foglio di alluminio (fa un po' di vapore) e cucinate a fuoco lento, non più di 2 minuti per parte.

    Foto del passaggio 2 della ricetta Triglia alla ligure rivisitata
    Foto del passaggio 2 della ricetta Triglia alla ligure rivisitata
  3. 3

    Facciamo un soffritto di olio, aglio (privato di germoglio), acciuga, capperi dissalati, peperoncino e un pizzico di sale. Facciamo soffriggere a fuoco moderato e, dopo 5 minuti di cottura aggiungiamo i datterini tagliati in lunghezza. Cuocete per 15 minuti circa, poi aggiungete il prezzemolo tritato, il brodo di pesce (come quantità a vs piacere). Cuocete per altri 5 minuti.

    Foto del passaggio 3 della ricetta Triglia alla ligure rivisitata
    Foto del passaggio 3 della ricetta Triglia alla ligure rivisitata
  4. 4

    Quando sarà cotto aggiungiamo le triglie, l'origano, spegniamo il fuoco e copriamo. La cottura avverrà solo con il calore della padella (6/7 minuti e sarà pronto). regolate di sale. Attenzione!! non deve risultare un sugo asciutto, ma molto lento (aggiungete brodo di pesce).

    Foto del passaggio 4 della ricetta Triglia alla ligure rivisitata
  5. 5

    Foto del passaggio 5 della ricetta Triglia alla ligure rivisitata
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Tony Mazzanobile
Tony Mazzanobile @tonyliebt_kocht
il 09 gennaio 2026 15:22

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