Triglie in saor

Con questo nome si identificano due distinte specie di pesci marini: la triglia di scoglio e quella di fango. Quella di fango può anche essere buonissima, se però il pesce non si è nutrito con alimenti che diano un cattivo aroma alla carne. La Triglia di scoglio è diffusa nell'Atlantico orientale (dalla Norvegia al Senegal), nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero.
Abita fondali rocciosi e qualche volta su fondali sabbiosi e fangosi coperti da vegetali, profondi al massimo 100 metri, i piccoli vivono in mare aperto. La triglia di scoglio, “Mullus surmuletus”, si nutre da giovane principalmente di piccoli crostacei, da adulta d’organismi che vivono sul fondo come crostacei, molluschi e piccoli pesci. Considerata sin dall’antichità una delle specie marine più pregiate, alla triglia veniovano attribuite proprietà erotizzanti sia per la carne rosata che per il profumo, il quale pare togliesse ogni inibizione. Plinio racconta che nel suo secolo vi erano uomini ghiottissimi di questo alimento consacrato a Diana dea della caccia e della luna. Secondo Giovenale un certo Crispino arrivò a pagare seimila sesterzi una triglia di sei libbre, valore pari all’acquisto della proprietà di un campo. Ancora nel XVII sec. alle triglie erano attribuiti poteri afrodisiaci, come testimonierebbe Baldassare Pisanelli, secondo il quale questi pesci toglievano le magie negative, e se affogati nel vino rendevano l’uomo impotente e la donna sterile.
Triglie in saor
Con questo nome si identificano due distinte specie di pesci marini: la triglia di scoglio e quella di fango. Quella di fango può anche essere buonissima, se però il pesce non si è nutrito con alimenti che diano un cattivo aroma alla carne. La Triglia di scoglio è diffusa nell'Atlantico orientale (dalla Norvegia al Senegal), nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero.
Abita fondali rocciosi e qualche volta su fondali sabbiosi e fangosi coperti da vegetali, profondi al massimo 100 metri, i piccoli vivono in mare aperto. La triglia di scoglio, “Mullus surmuletus”, si nutre da giovane principalmente di piccoli crostacei, da adulta d’organismi che vivono sul fondo come crostacei, molluschi e piccoli pesci. Considerata sin dall’antichità una delle specie marine più pregiate, alla triglia veniovano attribuite proprietà erotizzanti sia per la carne rosata che per il profumo, il quale pare togliesse ogni inibizione. Plinio racconta che nel suo secolo vi erano uomini ghiottissimi di questo alimento consacrato a Diana dea della caccia e della luna. Secondo Giovenale un certo Crispino arrivò a pagare seimila sesterzi una triglia di sei libbre, valore pari all’acquisto della proprietà di un campo. Ancora nel XVII sec. alle triglie erano attribuiti poteri afrodisiaci, come testimonierebbe Baldassare Pisanelli, secondo il quale questi pesci toglievano le magie negative, e se affogati nel vino rendevano l’uomo impotente e la donna sterile.
Istruzioni per cucinare
- 1
Le triglie io le ho aperte e tolto anche la lisca. Voi potete farlo fare dal pescivendolo o potete solo togliere la testa, e eviscerarle come si fa con le sarde.
- 2
Le passiamo nella farina e le friggiamo nell'olio di semi di girasole a 175°. Scoliamo bene e poi le posiamo su carta da cucina, avendo l'accortezza di non sovrapporle per dare la possibilità di colare l'eccesso di olio. Dopo averle salate, aspettiamo che arrivino a temperatura ambiente.
- 3
Ora tagliamo le cipolle prima a metà in lunghezza e poi a fette non troppo sottili. Mettiamo in casseruola le cipolle con olio di semi di girasole (100gr), aceto di vino bianco, delle foglie di alloro, saliamo e pepiamo. Copriamo e facciamo cuocere per circa 30 minuti (o finché non saranno morbide (non disfatte!).
- 4
Intanto tostate i pinoli in un padellino caldo, e immergiamo l'uva passa in acqua tiepida per circa mezz'ora.
- 5
Ora che le triglie si sono raffreddate, andiamo ad assemblarle a strati in una pirofila. Come base mettiamo uno strato di cipolla, olive, uvetta e pinoli. Poi uno strato di triglie, uno di cipolla (assaggiare di sale), e una manciata di pinoli, uvetta e olive. Continuate con questa sequenza fino ad esaurimento. In ultima andiamo a coprire con olio di semi per compattare. Poi mettete in frigo per due giorni prima di consumarle.
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