Tomino in crosta di speck, con salsa di peperoni e cialda di pane

Il peperone è una delle piante orticola provenienti dall’America meridionale e importata in Europa nella seconda metà del ‘500. Del peperone troviamo cenni nella letteratura gastronomica del Seicento: Carlo Nascia lo propone con la cottura del tacchino e Antonio Latini per insaporire le salse. Un secolo dopo Vincenzo Corrado qualifica ancora questo ortaggio come "cibo rustico e volgare" pur ammettendo che piaceva a molte persone. Nell'Ottocento i peperoni sott'aceto di un'oste veronese finirono addirittura sulla tavola di Napoleone, dell'imperatore D'Austria e del re di Napoli. Vegetale fra i meglio conservabili, tutte le popolazioni che si affacciano sul mare mediterraneo ne conoscono innumerevoli ricette: crudo, arrostito, spellato, fritto o in umido. La notevole presenza di vitamina C, di cui il peperone è più ricco anche rispetto agli agrumi (se lasciato crudo), ne fa un prodotto con caratteristiche salutari di vario tipo, in primo luogo antiossidanti. E' molto rilevante anche la presenza di betacarotene, soprattutto nei peperoni rossi; e il frutto contiene anche varie vitamine del gruppo B. Oltre alle vitamine, sono presenti molti sali minerali, soprattutto potassio, ma anche ferro, magnesio, calcio. La notevole quantità di acqua e fibra determina un potenziale, lieve, effetto lassativo. Il peperone può creare qualche difficoltà di digestione; per questo motivo è sconsigliato a chi ha problemi gastrici, soprattutto se persistono nonostante l’eliminazione della buccia.
Tomino in crosta di speck, con salsa di peperoni e cialda di pane
Il peperone è una delle piante orticola provenienti dall’America meridionale e importata in Europa nella seconda metà del ‘500. Del peperone troviamo cenni nella letteratura gastronomica del Seicento: Carlo Nascia lo propone con la cottura del tacchino e Antonio Latini per insaporire le salse. Un secolo dopo Vincenzo Corrado qualifica ancora questo ortaggio come "cibo rustico e volgare" pur ammettendo che piaceva a molte persone. Nell'Ottocento i peperoni sott'aceto di un'oste veronese finirono addirittura sulla tavola di Napoleone, dell'imperatore D'Austria e del re di Napoli. Vegetale fra i meglio conservabili, tutte le popolazioni che si affacciano sul mare mediterraneo ne conoscono innumerevoli ricette: crudo, arrostito, spellato, fritto o in umido. La notevole presenza di vitamina C, di cui il peperone è più ricco anche rispetto agli agrumi (se lasciato crudo), ne fa un prodotto con caratteristiche salutari di vario tipo, in primo luogo antiossidanti. E' molto rilevante anche la presenza di betacarotene, soprattutto nei peperoni rossi; e il frutto contiene anche varie vitamine del gruppo B. Oltre alle vitamine, sono presenti molti sali minerali, soprattutto potassio, ma anche ferro, magnesio, calcio. La notevole quantità di acqua e fibra determina un potenziale, lieve, effetto lassativo. Il peperone può creare qualche difficoltà di digestione; per questo motivo è sconsigliato a chi ha problemi gastrici, soprattutto se persistono nonostante l’eliminazione della buccia.
Istruzioni per cucinare
- 1
Facciamo la crema: in una casseruola mettiamo un giro d'olio, la cipolla tagliata a fettine sottili, la patata piccola tagliata a fettine sottili e il peperone tagliato a dadolata. Mettete qualche goccia di tabasco, salate, insaporite e poi aggiungete una tazza di acqua e cuocete finchè sarà tutto morbido. Poi frullate il tutto con un filo d'olio finchè risulta una crema liscia e fluida.
- 2
Tirate la fetta di pane con il mattarello, e poi mettetela attorno ad un coppapasta. Fermate il coppapasta poggiando un cucchiaio per non dare la possibilità di muoversi in cottura. Poi infornate a 180° fino a quando sarà dorata.
- 3
Mettete due fette di speck a croce e avvolgete bene il tomino (non deve essere freddo). Mettetelo in una padella possibilmente di ferro, senza aggiunta di grassi, e fate dorare lo speck tutto intorno. Poi mettete su una leccarda coperta di carta forno e infornate a 180° per 7 minuti
- 4
Impiattate mettendo la crema, poi il tomino e la cialda. Mettete sopra il tomino grani di pepe pestati grossolanamente. Mangiate subito caldo perchè tagliandolo dovrebbe risultare al centro cremoso.
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Il prezzemolo è noto fin dall’antichità non tanto per la sua importanza gastronomica, quanto per la sua valenza mistica e per le sue proprietà medicinali, spiccate come quelle di aglio e cipolla, mentre l’uso di questa erba diventò abituale in cucina soltanto a partire dall’epoca medievale. Omero racconta che gli Achei lo davano ai cavalli, mentre la mitologia greca lo associa all’eroe Archemoro, araldo della morte, per cui spesso vi si adornavano le tombe dei defunti. I Romani furono i primi ad utizzarlo in cucina, ma principalmente per togliere i cattivi odori e come antidoto contro le intossicazioni.Considerato una pianta magica, il prezzemolo veniva usato dagli Etruschi nelle preparazioni farmaceutiche familiari, nei riti propiziatori ed era ingrediente principale di un unguento che “faceva miracoli. Una fra tutte? Questa popolazione di esperti apicoltori, scoprì la sua potenzialità di lenire le punture di insetti. Neanche i Greci lo usavano nell’alimentazione, poiché lo ritenevano una pianta sacra: ne facevano ghirlande con cui ornarsi per i banchetti, lo intrecciavano nelle corone da offrire ai vincitori dei giochi dell’Istmo e vi decoravano le camere da letto. Plinio ne cita le proprietà terapeutiche, Scribonio Largo nella sua opera “De compositione medicatorum” indica il prezzemolo come efficace rimedio per i calcoli renali; la Pharmacopoeia Londinensis elenca il prezzemolo tra le radici per eccellenza in grado di coadiuvare la digestione. Tony Mazzanobile -
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Carmagnola è una delle capitali italiane del peperone, declinato in quattro diverse tipologie: il Quadrato (quasi un cubo con quattro punte), il Corno o Lungo (un cono molto allungato), il Trottola (a forma di cuore), il Tomaticot (ibrido tondeggiante schiacciato ai poli come un pomodoro).Il Presidio Slow Food è legato al Lungo, nel Carmagnolese chiamato Corno di Bue, peperone dai colori splendidi (giallo intenso o rosso vivace) e forma conica molto allungata (oltre i 20 centimetri) con tre o quattro lobi.Si coltiva su terreni pianeggianti, limosi e sabbiosi. La semina avviene dall’ultima decade di dicembre all’inizio di aprile; i trapianti sotto tunnel cominciano all’inizio di febbraio, mentre per il pieno campo occorre aspettare fino a maggio. La concimazione è prevalentemente organica (letame bovino). La raccolta, scalare, è effettuata manualmente – con sacco a spalla – a partire dalla fine di luglio.Il peperone Corno di Carmagnola ha sapore dolce, polpa spessa, consistente e carnosa, che migliora con la conservazione. Per gustarlo al meglio gli esperti consigliano di gustarlo crudo, immerso in un buon extravergine, o con la bagna cauda, ma anche arrostito in forno o scottato alla fiamma, anche perché la pelle si asporta facilmente. Senza infrangere la regola della stagionalità dei prodotti, lo si può consumare sott’aceto, sott’olio o in agrodolce. Tony Mazzanobile -
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Il finocchio non è solo un ortaggio. È un mito. Fu infatti proprio grazie a una pianta di finocchio che Prometeo riuscì a rubare il fuoco al suo divino cugino Zeus mettendo a segno il più grande furto di tutti i tempi. Il re degli dèi fu beffato dall'astuto parente che, arrampicatosi sull'Olimpo, nascose una scintilla della s.acra fiamma nella cavità di un gambo di finocchio selvatico e ne fece dono agli uomini. Un'autentica stangata che mandò Zeus su tutte le furie, ma in compenso fece di Prometeo il padre fondatore della gastronomia. Da quel giorno la condizione umana è cambiata da così a così. Passando di colpo dal crudo al cotto. Per i nostri progenitori mediterranei, tuttavia, il Finocchio non era quello che è per noi. Né un'insalata croccante, né un fritto stuzzicante e tanto meno un appetitoso gratin. Ma un condimento, e anche una medicina. Le sue doti rinfrescanti, carminative, rigeneranti ne fecero ben presto un simbolo di vigore, guerriero e sessuale. Al nome del finocchio è legata addirittura la memoria eroica di Maratona, la madre di tutte le battaglie. Marathon, in greco, significa appunto «piana dei finocchi». Forse anche per questo i gladiatori si rimpinzavano di semi di finocchietto selvatico prima di scendere nell'arena con la speranza di infinocchiare per bene gli avversari. Principio attivo di forza, ma anche di fertilità, oltre che di sensuale sregolatezza Tony Mazzanobile -
Spaghetti con crema di peperoni e datterini multicolori Spaghetti con crema di peperoni e datterini multicolori
Il peperone, che Leonardo Da Vinci usava, essiccato e pestato, per le tinte dei suoi affreschi, appartiene alla famiglia delle Solanaceae (famiglia in cui rientrano anche le piante dei pomodori, delle patate e delle melanzane). Originario dell’America centro-settentrionale, il peperone venne introdotto in Europa nel ‘500, in seguito alla scoperta del continente americano e, insieme al pomodoro, fu il primo ortaggio rosso ad arricchire il nostro paniere dei vegetali, anche se venne impiegato inizialmente solo a scopo ornamentale. Il peperone (Capsicum annum L.) è una conquista “recente” nel patrimonio orticolo e gastronomico europeo. Fino al Rinascimento, questo gustoso ortaggio era sconosciuto alle popolazioni europee e fu solo con la scoperta dell’America, da cui proviene, che fece il suo ingresso sulle nostre tavole, colorandole. Il primo a parlare di peperoni fu proprio Cristoforo Colombo, che nel suo diario, parlando dell’isola di Haiti, scrisse: “i miei uomini vi trovarono molti aji che gli Indigeni usano come fossero pepe e che vantano maggiori pregi del nostro, perché esso può considerarsi vera e propria pietanza per chi riesca a sopportarne il sapore assai forte. Niuno là mangia senza il condimento di questo aroma”. Tony Mazzanobile -
Peperoni verdi in padella con pangrattato fritto 🌷 Peperoni verdi in padella con pangrattato fritto 🌷
Questo è il periodo dei peperoni, le piantine del mio orto producono molti frutti. I peperoni sono molto versatili, si possono fare in mille modi, grigliati, in padella, ripieni, al sugo, come condimento per la pizza, per la pasta e per le bruschette . Quello che vi propongo oggi, è un contorno molto gustoso e semplice da fare, una ricetta siciliana che la mia famiglia fa spesso, con una sola variante, al posto della mollica, ho usato il pangrattato. #peperoni #pangrattato #filettidacciughe #cookpaditalia #dispensadiluglio Francesca Simona Naselli -
Strozzapreti con crema di asparagi e peperoni Strozzapreti con crema di asparagi e peperoni
“Purtajene nu piatto de chilli maccaruni che li prievete chiamano strangulamuonace e li muonace strangulaprievete”. Brano settecentesco dal “Vocabolario napoletano-italiano” (1877) di Raffaele Andreoli. “strangulapriévete = "strozzapreti"?. Dal greco il verbo straggalào, arrotolare e il verbo prepto, incavare, potrebbe derivare il sostantivo “strangulapriévete " che dall’impasto di acqua, farina e sale si ricavano, arrotolandoli sul tagliere. Questa doppia operazione dell’arrotolamento e dell’incavatura ci fa comprendere perché il verbo greco straggalào e prepto, siano all’origine del termine “strangulapriévete", voce con cui designiamo il formato di pasta. Formato di pasta che troviamo anche nel libro “la pasta” di Serventi e Sabban dove viene citato il manoscritto di cucina lucana scritto in Nerula (Lagonegro-PZ) nel 1524 dal cuoco Antonio Camuria, dove tra l’altro riporta “Per completare questa gamma già ampia si possono aggiungere anche gli strozzapreti, particolari gnocchi di farina e crosta di pane grattugiato, menzionati in un manoscritto meridionale di inizio XVI secolo e destinati a diventare con il tempo una specialità della cucina napoletana”. A consolidare il termine “strangulapriévete " ci pensa Carola Francesconi nella sua”La cucina napoletana” che racconta la novella raccolta nei quartieri “bassi napoletani”, di un prete buongustaio e affamato che mangia con tanta rapidità e in tale abbondanza un piatto di gnocchi da restarne soffocato. Tony Mazzanobile -
Spaghetto con crema di finocchio, salsa di alici e pistacchi Spaghetto con crema di finocchio, salsa di alici e pistacchi
#calendariosettembreLa fama del finocchio nella storia è dovuta soprattutto all’uso che gli osti ne facevano per alterare il gusto del vino al palato e farlo sembrare più buono. Al tempo si parlava di finocchio selvatico, progenitore del finocchio dolce che possiamo trovare oggi nei banchi della verdura. Ne erano ghiotti greci e romani, che lo ritenevano un simbolo di vigore, sia in campo guerriero che in campo sessuale. Ma anche nel medioevo era molto apprezzato, tanto da essere ritenuto un’erba sacra utilizzata in erboristeria per la cura dei malanni. Tony Mazzanobile -
Fusilloni con crema di peperoni e speck croccante Fusilloni con crema di peperoni e speck croccante
Il nome origano è composto da due termini di origine greca: “oros”, che significa montagna, e “ganos”, che significa splendore, quindi “splendore della montagna”. Esso infatti nasce in altura nelle zone più rocciose e impervie, rallegrando il paesaggio con il rosa acceso dei suoi fiori.Esiste una famosa leggenda che racconta l’origine di questa pianta.Si narra che presso il re di Cipro, viveva un giovane sensibile e gentile, il cui nome era Amaraco (in spagnolo l’origano ha questo termine).Un giorno costui fu incaricato di portare presso la mensa del re, che intendeva meravigliare i suoi commensali, una preziosa ampolla contenente un unguento di fragrante profumo. Quando Amaraco entrò nella stanza, inciampò malamente e l’ampolla gli cadde di mano andando in mille pezzi. Tanta fu la sua disperazione che morì di crepacuore. Gli dei rimasero commossi da tanta contrizione, e lo trasformarono nella pianta d’origano, attribuendogli la straordinaria fragranza dell’unguento che aveva in qualche modo provocato la sua morte. Tony Mazzanobile
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