Trofie con cavolfiore e salsa di alici

Nell’antichità, i nostri cavoli erano coltivati principalmente per le loro proprietà curative e medicinali. Era usato per curare disturbi come sordità, la gotta e problemi gastrointestinali. Secondo gli antichi Romani e Greci, il cavolo era considerato così prezioso che poteva sostituire addirittura l’aglio, all’epoca base per ogni tipo di cura. Anche Catone il Vecchio considerava il cavolo come un rimedio contro le malattie, come fonte di giovinezza e di virilità. Una leggenda romana ci narra, che ci fosse inimicizia tra il cavolo e la vite, perché Licurgo, Re della Tracia, distrusse le vigne di Bacco che, per punirlo, lo legò alla vite. Le lacrime del Re versate a terra si trasformarono in cavoli. Stando alla tradizione contadina, se pianti un cavolo vicino alla vite, esso si sposterà da solo da un’altra parte.
Da sempre il cavolo è considerato anche il simbolo della fecondità. Infatti viene raccolto dopo nove mesi dalla semina, questo riconduce proprio al periodo di gravidanza di una donna. Per questo si dice che i bambini nascono dai cavoli.
Trofie con cavolfiore e salsa di alici
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Istruzioni per cucinare
- 1
In una padella calda mettete uno spicchio d'aglio, due giri d'olio, le alici, un rametto di rosmarino e un po' d'acqua. Fate sciogliere le alici a fuoco lento fino a formare una salsina. Togliete l'aglio e il rosmarino.
Intanto preparate dell'olio al basilico frullando l'olio con abbondante basilico, un pizzico di sale e un cubetto di ghiaccio e mettete poi in un biberon. - 2
Lavate e dividete a ciuffi il cavolfiore. Mettete a cuocere in abbondante acqua salata compreso le foglioline più tenere e il tronchetto dopo aver tolto prima la corteccia e tagliata a cubetti. Calcolate il tempo che cuociono le trofie (non importa se il cavolfiore diventa scotto..) e le unite in pentola.
- 3
Quando mancano due/tre minuti da fine cottura, trasferite il tutto (tenendo l'acqua di cottura) nella padella calda della salsa di alici. Mescolate bene per insaporire, e poi continuate la cottura aggiungendo acqua di cottura poco per volta. Il cavolfiore deve disfarsi. Schiacciate i pezzi grossi.
- 4
A fine cottura (non asciugate troppo!! al limite aggiungete un mestolino di acqua), mettete un giro d'olio al basilico e padellate.
Impiattate aggiungendo delle fettine di peperoncino verde (se preferite non piccante), delle foglie di basilico e gocce di olio al basilico.
Cooksnap
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L’oliva Taggiasca, patrimonio gastronomico dell’umanitàLa cultivar Taggiasca è una varietà di oliva tipica della Liguria di Ponente, nella zona meravigliosa che si estende dalle valli albenganesi sino a tutta la provincia di Imperia.Prende il suo nome da Taggia, paese della zona dove verso il IX secolo d.C. venne diffusa dai monaci benedettini. La coltivazione degli olivi di cultivar Taggiasca continuò anche durante le invasioni saracene che distrussero il monastero, e a esse sopravvisse, arrivando poi nelle mani esperte dei monaci provenienti dal monastero di Santo Stefano a Genova, che si insediarono nuovamente a Taggia. Da Taggia questa cultivar vide diffusione anche in altre zone d’Italia e della Francia Meridionale, ma in nessun’altra area crebbe mai rigogliosa e con caratteristiche organolettiche uniche come nella zona di Imperia. Una delle caratteristiche uniche dell’oliva Taggiasca è la grande concentrazione di olio che essa contiene, che si attesta circa al 25% di ogni frutto. L’olio ottenuto dalla lavorazione della cultivar Taggiasca è particolarmente pregiato e ha qualità organolettiche superiori: di acidità massima totale inferiore allo 0,5% e colore giallo, o giallo-verde nella varietà savonese, l’extravergine Taggiasca ha odore fruttato maturo e sapore anch’esso fruttato con sensazione di dolce e sfumatura di piccante e sentori di mandorla e pinolo. Tony Mazzanobile -
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Farfalle con salsa di alici, calamari e terra di olive taggiasche e cipolla Farfalle con salsa di alici, calamari e terra di olive taggiasche e cipolla
Il chicco di grano è formato da tre parti principali: crusca, endosperma e germe. Il germe è la sua parte embrionale ricca di lipidi, l’endosperma è la parte che contiene amidi e la crusca è lo strato più esterno. La parte più utilizzata per gli alimenti che conosciamo è l’endosperma, poiché è ricca di amido, più conservabile e meno deperibile delle altre due. Tuttavia, eliminando queste due parti, viene ridotta sensibilmente anche la presenza di fibre, vitamine A, E, F e sali minerali nella farina. Questi micronutrienti sono però molto importanti per l’organismo umano e per questo sono state create farine meno raffinate, come quella integrale (ricca di crusca).Esistono varie tipologie di frumento, ma possiamo distinguerle in due categorie principali: grano tenero e grano duro. Entrambe le tipologie vengono utilizzate per l’alimentazione: dal primo si ricavano farine utili alla preparazione di pane, biscotti, pasta fresca all’uovo, torte e pizza; dal secondo, invece, si ricava la semola (di grano duro, semolato, integrale, etc.) che serve a preparare la nostra amata pasta. I diversi tipi di semola contengono una diversa quantità di fibre e sali minerali.Le farine di frumento, segale, kamut, orzo e farro sono composte da glutenina e gliadina, proteine semplici che a contatto con l’acqua formano il glutine. Durante l’impastamento e la panificazione, queste proteine formano la struttura dell’impasto (o forza della farina). Tony Mazzanobile
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