Involtini di ventricelle

Di che si tratta ?
Sono gli stomaci – essiccati e poi reidratati dello stoccafisso – che una volta ripuliti si prestano per questa preparazione.
Va detto che questo era uno dei piatti della Vigilia di Natale e a casa mia era tra le cose buone preparate dalla mia cara mamma.
Ti immagini come certi sapori possano evocare momenti lieti e ricordi ormai lontani.
Con il sugo che accompagnava il piatto ci si condiva anche la pasta e tanta era la sua bontà che non faceva certo cattiva figura con le altre cose buone che campeggiavano sul tavolo.
Era un momento solenne, unico durante l’anno, con tutta la famigliona al completo.
Una festa nella festa, con gli odori più belli nell’aria : il mandarino, l’anisetta, il torrone di Bagnara e il ragù per il giorno appresso.
E che ragù, con le polpette, gli involtini, i pezzettoni di manzo, le costolette di agnello o capretto, la pancetta fresca di maiale e..tanto, tanto sapore.
Nel centro tavola, come una cornucopia, c’era un contenitore colmo di “crispedde”, col quali poi si faceva la “scarpetta” del sugo delle ventricelle..e non solo.
Poi, c’era il vino, quello buono che faceva la sua bella figura dentro le bottiglie delle grandi occasioni, semplici ma di una nobiltà antica.
E lei, la mamma, che riempiva i piatti di tutti con tanta bontà.. prima i bambini e poi gli altri.
E poi c’era l’albero con le luci magiche e il grande presepe con le statuine di gesso (che conservo ancora gelosamente ! ).
Involtini di ventricelle
Di che si tratta ?
Sono gli stomaci – essiccati e poi reidratati dello stoccafisso – che una volta ripuliti si prestano per questa preparazione.
Va detto che questo era uno dei piatti della Vigilia di Natale e a casa mia era tra le cose buone preparate dalla mia cara mamma.
Ti immagini come certi sapori possano evocare momenti lieti e ricordi ormai lontani.
Con il sugo che accompagnava il piatto ci si condiva anche la pasta e tanta era la sua bontà che non faceva certo cattiva figura con le altre cose buone che campeggiavano sul tavolo.
Era un momento solenne, unico durante l’anno, con tutta la famigliona al completo.
Una festa nella festa, con gli odori più belli nell’aria : il mandarino, l’anisetta, il torrone di Bagnara e il ragù per il giorno appresso.
E che ragù, con le polpette, gli involtini, i pezzettoni di manzo, le costolette di agnello o capretto, la pancetta fresca di maiale e..tanto, tanto sapore.
Nel centro tavola, come una cornucopia, c’era un contenitore colmo di “crispedde”, col quali poi si faceva la “scarpetta” del sugo delle ventricelle..e non solo.
Poi, c’era il vino, quello buono che faceva la sua bella figura dentro le bottiglie delle grandi occasioni, semplici ma di una nobiltà antica.
E lei, la mamma, che riempiva i piatti di tutti con tanta bontà.. prima i bambini e poi gli altri.
E poi c’era l’albero con le luci magiche e il grande presepe con le statuine di gesso (che conservo ancora gelosamente ! ).
Istruzioni per cucinare
- 1
Innanzitutto bisogna procurarsi le ventricelle di stoccafisso (cosa non facile in alcune parti d’Italia) secche o già ammollate. Come non molti sanno, le ventricelle sono gli involucri interni-stomaci del merluzzo.
- 2
Una volta ammollate bene, vanno ripulite dalle pellicine scure, dai frammenti di cartilagine, etc. Insomma alla fine si devono ottenere delle strisce di ventricelle dalla larghezza media di 5-8 cm e dalla lunghezza di circa 12 - 18 cm.
- 3
Si prepara un ripieno con pane raffermo sminuzzato, aglio tritato, capperi, prezzemolo, parmigiano grattugiato, sale, pepe nero, olio e.v. di oliva e una manciata di pinoli.
- 4
Si farciscono le ventricelle con il composto suddetto e si legano con dello spago da cucina.
- 5
Si fanno rosolare le ventricelle con un battuto di cipolla (meglio se di Tropea), due peperoncini piccanti e olio e.v. di oliva. In questo caso è ammesso sfumare con vino bianco (generalmente sono contrario a sfumare il pesce con il vino.. ma in questo caso se po’ fa’).
- 6
Quando le nostre ventricelle saranno ben rosolate, va aggiunta una passata di pomodoro molto chiara e fluida (un sugo "stanco", fatto riposare per alcune ore in frigo con sale e pepe e poi filtrato tanto da recuperare solo il siero). Si cuoce il tutto per 40’ circa e si serve con prezzemolo fresco tritato. Il sugo è ottimo per condire gli spaghetti o una pasca fresca tipo pici.
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